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Lo sapevi che...

AGENTI SEGRETI, UN FASCINO ANTICO

Le spie esistono dacché esistono le guerre, poiché in guerra conoscere i piani e i movimenti del nemico è la cosa più importante. I Greci avevano spie a Troia. Lo stratega dell'esercito cinese Sun Tzu fornisce consigli a tutto campo nel suo L' arte della guerra su come ingannare il nemico grazie alle spie. I Guelfi avevano spie tra i Ghibellini, e viceversa. Con ogni probabilità, il drammaturgo inglese Christopher Marlow è stato una spia per la Corte di Elisabetta. Durante la guerra civile americana entrambe le parti in conflitto erano infiltrate da un gran numero di spie nemiche.
Ciò nondimeno, le spie affascinano e catturano stabilmente la nostra immaginazione soltanto quando diventano protagonisti di opere di fiction: e così è stato nei venti anni che hanno preceduto la Prima Guerra mondiale, soprattutto in Gran Bretagna. Le spie erano di importanza fondamentale per la Gran Bretagna a causa del suo impero: al suo apogeo, l' impero britannico copriva un quarto della superficie terrestre del pianeta e conteneva un quarto della sua popolazione, e ciò nondimeno era poco sorvegliato e protetto. Per controllarlo efficacemente, i britannici avevano bisogno di intelligence per venire a sapere quanto prima possibile di rivolte tra le tribù locali o a conoscenza di informazioni sui nemici dell' impero, come pure sui loro stessi alleati. Quando ebbe inizio il "Grande Gioco", il Great Game - la lotta tra la Russia e l' impero britannico per il controllo dell' Asia centrale e dell' India - entrambi i contendenti ebbero bisogno di informazioni attendibili sulla lealtà delle varie tribù e dei loro leader, e sui movimenti della controparte. Per la prima volta, gli exploit di queste spie furono oggetto di trasposizione nella fiction: il Kim di Rudyard Kipling fu tra i primi romanzi di spionaggio. A quei tempi le spie erano considerate eroi coraggiosi, quanto meno dal loro Paese. Così sarebbero rimaste le cose, quanto meno nella fiction, per i decenni a seguire.
Le spie dei romanzi di John Buchan - specialmente il suo protagonista principale, Richard Hannay - sono stereotipi inglesi, come loro stessi speravano di potersi considerare: riservati, coraggiosi, pieni di risorse e più di ogni altra cosa abili e di successo nello sventare i malvagi complotti dei nemici e nel proteggere la libertà della Gran Bretagna. I Trentanove scalini sono l' opera più famosa tra queste, trasposta in varie versioni cinematografiche. Quando i Paesi erano sotto minaccia - principale motivo per scatenare una guerra fino alla metà del secolo scorso - di solito le spie erano considerate anch' esse in pericolo dal loro Paese. Dovevano avere coraggio e padronanza di sé, grande intelligenza e la capacità di agire e intervenire in modo efficiente. Dovevano chiaramente operare nella massima segretezza e di conseguenza risultavano quanto mai affascinanti. Chi scriveva romanzi e opere di narrativa sulle spie era spesso a sua volta un ex agente dell' intelligence, per esempio, nel Regno Unito, Compton Mackenzie, W. Somerset Maugham ed Eric Ambler, (quest' ultimo è stato un raro esempio di autore di romanzi di spionaggio di sinistra).
Dopo l' ultima guerra, a ogni buon conto, lo spionaggio ha iniziato a essere considerato qualcosa di più problematico. Il "Grande Gioco" è diventato Guerra Fredda tra Unione Sovietica e suoi alleati da una parte e l' Occidente dall' altra. In Occidente le spie erano spesso quelle che simpatizzavano con il Comunismo: tra queste le più famose sono state il diplomatico britannico nonché giornalista Kim Philby, chiamato - che ironia! - proprio col nome del protagonista di Kipling. Insieme a Philby, Anthony Burgess, Donald MacLean, John Cairncross e Anthony Blunt avevano tutti studiato a Cambridge, erano uomini dell' alta middle class e per una molteplicità di motivi odiavano il loro Paese natale. Philby è stato la spia di maggior successo tra loro, ha passato ai sovietici enormi quantità di informazioni, e determinato lo smascheramento e l' omicidio di moltissime spie che lavoravano per i britannici e gli americani.
La Guerra Fredda ha prodotto il contrapporsi di sinistra e destra perfino in Occidente, e la fiction che è andata crescendo intorno alle spie si è anch' essa divisa su due fronti. A destra Ian Fleming ha creato con James Bond la spia di maggior successo di tutti i tempi: affascinante, gran seduttore, con una spiccata predilezione per i vini buoni e le sigarette speciali, tanto bravo a letto quanto nel lottare contro gli agenti del Kgb. Il culto per Bond è andato ulteriormente crescendo nei film e se all' inizio degli anni Novanta poteva sembrare che la serie di film su 007 fosse giunta alla sua conclusione, il recente successo di Casino Royale dell' anno scorso ha dato nuovo vigore alla tradizione, tanto che attualmente si sta girando il ventiduesimo film di James Bond. A sinistra le spie diventavano nella trasposizione letteraria molto più ambigue. Un americano tranquillo e Il nostro uomo all' Avana di Graham Greene, e il personaggio di George Smiley di John Le Carré, mettono in scena uomini delusi, stanchi e frustrati del loro lavoro e della vita, che combattono un nemico che spesso reputano non proprio migliore né peggiore di loro stessi. Al contempo, l' esperienza della guerra in Vietnam, le rivelazioni sulle ingerenze della Cia un po' ovunque - specialmente in America Latina - hanno contribuito a polarizzare le opinioni e i romanzi americani di spionaggio. Nei romanzi di Tom Clancy gli agenti segreti se talora paiono misteriosi nei loro obiettivi, in definitiva sono buoni dal punto di vista morale. Nei romanzi di Charles McCarry - egli stesso un ex agente della Cia - i protagonisti sono invece più complessi, mentre nei film di Oliver Stone - specialmente JFK - il mondo delle spie è visto e mostrato come il tragico mondo che complotta ai danni della democrazia stessa.
Una nuova fase sta iniziando: dopo la pausa al termine della Guerra Fredda è adesso la volta della Guerra al Terrore, una "guerra" combattuta tanto dalle agenzie di intelligence quanto dagli eserciti e dalle polizie. Ovunque in Occidente i servizi segreti stanno dandosi da fare in ogni modo per capire l' islamismo radicale, e si adoperano per reclutare una nuova categoria di spie, uomini e donne in grado di infiltrarsi nelle reti del terrore che aiutano gli islamisti, e che di conseguenza sono spesso di origini mediorientali o pachistane, e sentono un attaccamento maggiore nei confronti dei Paesi dai quali sono originari che non dei loro compagni di fede che hanno adottato le tattiche del terrorismo. Già adesso appaiono in televisione e in alcuni romanzi nuovi personaggi ispirati a questi nuovi modelli di spia. Quanto tempo occorrerà prima che spunti fuori il James Bond del futuro, di pelle scura, con accento pachistano e di fede islamica? Fonte: www.republica.it
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