ALDO TARRICONE INVESTIGAZIONI NUMERO VERDE 800.018.608
Lo sapevi che...

RADAR. IL MUSEO DEGLI OCCHI-SPIA CHE CONTROLLANO TERRA E CIELO

Nell´ex silurificio di Baia sono raccolti più di 50 super antenne antiche e ipertecnologiche. Il primo radar italiano progettato nel 1951 in una cantina, costruito in sei mesi e venduto con successo alla Marina Militare ha un´antenna gigantesca, una piccola base e un aspetto minaccioso. L´ultimo, nato nel 2000, ha uno schermo luminoso, antenne piccole ma efficacissime. Ha perso la corazza da macchina da guerra e ne ha guadagnato in sofisticazione.
Nel Museo del Radar - inaugurato a Bacoli nella sede della Selex Sistemi Integrati, azienda del gruppo Finmeccanica, internazionale nella produzione dei sistemi radaristici - di esemplari ce ne sono più di cinquanta: dagli storici progettati mezzo secolo fa ai più avanzati. Tutti costruiti nello stabilimento di Fusaro, che in questi anni ha prodotto più di 1500 sistemi destinati a 150 paesi nel mondo. Sessant´anni di storia del radar sono racchiusi nei 750 metri quadri dello storico edificio nato sulle macerie dell´ex Silurificio reale di Baia, che i tedeschi bombardarono nel 1944 riducendolo in pezzi, e che negli anni Cinquanta ospitò la prima industria radaristica italiana, la Microlambda, gioiello di Carlo Calosi, pioniere del radar e factotum dello stabilimento flegreo. A pochi passi dalle sponde del Lago di Fusaro, quel luogo carico di fascino è oggi sede della Selex, che i radar li progetta, li produce e li esporta da mezzo secolo nei cinque continenti. E da oggi li mette anche in mostra al pubblico. Primo in Europa, il museo si arricchirà con il tempo degli ultimi prototipi progettati dalla Selex (ex Selenia).
La storia dell´eccellenza della tecnologia analogica made in Campania si racconta con gli strumenti d´annata e le antenne più significative, con un archivio documentale che racchiude diversi volumi antichi e moderni sulle tecnologie e da un´area di simulazione con tre consolle che, con l´ausilio di operatori, mostreranno al pubblico cosa vuol dire in pratica "sorvegliare" e vedere un´area terrestre, aerea o navale in condizioni impossibili per l´occhio umano. Perlustrando i padiglioni, si trovano il radar terrestre usato in Malesia che sullo schermo della consolle fotografa quei territori e gli spazi occupati con le luci blu e rosse; c´è il radar aereo che oggi vigila sui cieli di Malpensa e registra il traffico dei voli su Milano, così come c´è quello navale impiegato negli Emirati Arabi, dove sul mare colorato di nero galleggiano i "punto-nave" individuati dal sistema elettronico. Infine quello meteo che gli studiosi usano per indagare il clima che sarà. «Il museo non è soltanto un luogo storico - dice Marina Grossi, amministratore delegato della Selex - ma un´area attiva che sarà aperta a nuovi esemplari. I nostri stabilimenti campani sono un centro di eccellenza e offrono occasione di occupazione. Negli ultimi due anni tra Fusaro e Giugliano abbiamo assunto 500 giovani». «L´auspicio è che resti aperto anche alle università, agli studenti e ai loro professori - dice Pierfrancesco Guarguaglini, presidente di Finmeccanica - e che accolga al più presto anche esemplari stranieri». Fonte: www.espresso.repubblica.it
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